In occasione della Quaresima 2026, come Caritas Cremonese abbiamo proposto alcune iniziative per avvicinarsi ai poveri delle nostre comunità. Tra queste, il volontariato al Rifugio Notturno presso la Casa dell’Accoglienza. Davide è uno dei volontari che, dopo aver letto la lettera aperta del Vescovo Antonio, ha risposto positivamente alle nostre iniziative quaresimali e, ancora oggi, a Quaresima terminata, dedica al servizio volontario presso il Rifugio Notturno un paio d’ore alla settimana. Ecco il suo racconto su cosa significa vivere questi spazi e donare il proprio tempo a favore delle persone senza dimora.
Un servizio di dignità e ascolto.
Il Rifugio Notturno non è solo un posto letto, è un luogo che offre dignità attraverso gesti quotidiani come un pasto caldo e una doccia. Dalle 19:30 alle 8 del mattino, circa 15 ospiti — solitamente uomini tra i 40 e i 70 anni — trovano qui un riparo. Il ruolo del volontario è innanzitutto quello di essere presenza: “Mi hanno chiesto: ma che ci fa un volontario al Rifugio Notturno? – racconta Davide – Nulla di troppo operativo. Semplicemente ascolta, chiacchiera, scherza, consola, condivide, incoraggia, abbraccia, tranquillizza, sostiene, dona speranza”.
Nella sala ricreativa, tra una cena e un momento di relax, nascono relazioni autentiche: “E si parla di tutto – continua Davide – di attualità, di sport, del meteo, della giornata trascorsa, del cibo offerto, delle trasmissioni in televisione, della Cremonese…”. In questo scambio, Davide sottolinea la bellezza del dare e del ricevere: “Per tutti cerco di avere una parola, e spesso la ricevo”.
Spazi riqualificati e impegno concreto.
L’esperienza del volontariato al Rifugio Notturno è resa oggi ancora più bella grazie alla recente riqualificazione dei locali (dormitorio, sala ricreativa e servizi), una parte importante della più ampia ristrutturazione della Casa dell’Accoglienza. Un modo per rendere il servizio ancora più accogliente per gli ospiti e per chi, come Davide, si mette a disposizione.
Osservando l’immensità dell’operato della Caritas verso chi soffre, Davide riflette anche sul valore del sostegno economico alla Chiesa: “Venendo qui al Rifugio Notturno, diciamo che non faccio fatica a vedere dove finisce il mio 8 per mille!”. Citando poi l’immagine della “collocazione provvisoria” di don Tonino Bello, ricorda che queste strutture servono perché gli ospiti possano “riprendere in mano la propria vita e reinserirsi nella società”.
Io sono l’altro.
Il volontariato diventa un esercizio di empatia: “Spesso mi trovo a domandarmi: se fossi io il senzatetto cosa vorrei sentirmi dire dopo una giornata senza speranza, dopo l’ennesimo rifiuto per un posto di lavoro, dopo una lite per uno spicciolo, dopo il rimorso per una occasione persa, dopo l’ennesima umiliazione, con la consapevolezza che domani sarà ancora uguale ad oggi?”. Davide riconosce con umiltà quanto sia sottile il confine tra chi aiuta e chi è aiutato: “Sarebbe bastata una scelta sbagliata, una disgrazia, un evento sfavorevole o un incontro infelice e anziché entrare come volontario sarei lì come ospite anche io”. E conclude con una consapevolezza: “Evidentemente Qualcuno ha deciso che servo di più come volontario”. E la consapevolezza si trasforma in azione.
Se anche tu come Davide vuoi vivere un’esperienza di volontariato presso la Casa dell’Accoglienza, scopri di più sul nostro sito e contatta i nostri uffici.
