Intanto continua, da parte di Caritas e coinvolgendo Parrocchie, associazioni e realtà di volontariato, la verifica di ulteriori spazi e risorse da metter in campo sia nella prima fase di emergenza che nel percorso di accompagnamento che seguirà nelle fasi successive.

La grave crisi umanitaria che si è aperta in Afghanistan ha da subito suscitato attenzione e preoccupazione anche nella comunità cristiana, come hanno dimostrato le parole di Papa Francesco all’Angelus del 15 agosto scorso e la preghiera per la pace in Afghanistan che in Italia ha caratterizzato tutte le Messe di domenica 22 agosto.

Nello stesso tempo non è mancato il tentativo di garantire un aiuto concreto alle persone in difficoltà, in particolare offrendo, attraverso Caritas Cremonese, la disponibilità della Chiesa di Cremona a collaborare al piano di accoglienza del Governo attuato anche a livello locale attraverso le Prefetture. L’immediata ricerca di soluzioni abitative tra le strutture della Caritas diocesana o di realtà con le quali è già in atto una collaborazione sul più ampio fronte dell’accoglienza e del sostegno delle fragilità, ha permesso all’alba di sabato 4  settembre di garantire l’ospitalità di un primo gruppo di undici profughi. Situazioni per le quali il riferimento resterà la Prefettura e il Comune di Cremona.

“Nel frattempo – afferma don Pierluigi Codazzi, il nostro direttore – da parte di Caritas, coinvolgendo Parrocchie e realtà di volontariato e dell’associazionismo, continua la verifica di ulteriori spazi e risorse da metter in campo: sia nella prima fase di emergenza, ma soprattutto nel percorso di accompagnamento che seguirà nelle fasi successive. Lo stile che intendiamo attuare è quello di un pieno coinvolgimento delle realtà del territorio».

In questo modo la Chiesa cremonese intende offrire un proprio contributo concreto di solidarietà, rispondendo all’appello del Papa che nell’Angelus di domenica scorso ha esplicitamente chiesto di continuare ad assistere i bisognosi insieme a un ulteriore impegno nella preghiera perché il dialogo e la solidarietà portino a stabilire una convivenza pacifica e fraterna e offrano speranza per il futuro.


Tratto dall’articolo della Diocesi di Cremona